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Abbiamo ricevuto, e pubblichiamo con piacere, questo scritto  di un nostro amico/lettore che dalla sua esperienza di medico di medicina generale e quindi di assistenza primaria e fondamentale del malato, ci offre un punto di vista sull’argomento vaccini; ringraziamo il suddetto (che per motivi propri ci ha chiesto di indicare solo le sue iniziali, M.R.) per averci contattato e per aver dedicato un po’ del suo tempo ad un argomento così importante.

“I vaccini sono da anni al centro di ampie discussioni che toccano svariati aspetti relativi all’utilizzo ed alla commercializzazione degli stessi.

In quali termini i vaccini sono utili?
E per chi?

Certamente le aziende che producono vaccini mirano a realizzare un guadagno sulla commercializzazione degli stessi.
Ma del resto è cosa normale, non essendo esse delle associazioni di beneficenza ma delle società di profitto. Del resto producono un “bene commercializzabile” che come tale deve rendere un utile.

La critica sull’eticità di certe scelte aziendali, al riguardo, è legittima come legittime sono le obiezioni che si possono fare alle politiche sanitarie di tanti Paesi, compreso il nostro.

Bisogna però fare attenzione a non perdere di vista il reale nell’approccio critico alla questione “vaccini”, specialmente qualora si utilizzino in tal senso gli svariati dati che possono essere raccolti ed utilizzati a sostegno dell’una o dell’altra tesi.

Dati spesso non univoci, spesso contrastanti, spesso poco chiari nelle modalità di raccolta.

Per anni si è sostenuto che alcune vaccinazioni potessero provocare autismo, senza chiare evidenze “scientificamente” accettate dalla comunità scientifica internazionale.

Quando si parla di efficacia di un vaccino giocoforza si considerano importante implicitamente mille variabili che possono essere differenti soggetto per soggetto è che possono essere standardizzate solamente con metodiche statistiche.

Allora si vede che per la tal malattia la vaccinazione comporta una riduzione della mortalità (fra le complicanze della malattia stessa) dal 1/1000 allo 0,4/1000 a fronte di effetti collaterali accettabili.

Il vaccino allora viene considerato inutile perché la mortalità non è ridotta a zero?
In un bilancio di salute non può essere così.

Quando un medico, in “scienza e coscienza”, assume una decisione (diagnostica o terapeutica) relativa alla salute di un suo paziente deve fare un “bilancio”: questi sono i POSSIBILI benefici mentre questi i POSSIBILI danni che mi derivano da questa azione.

Certamente deve spiegare in modo chiaro al suo paziente tutto perché è, alla fine, il suo paziente che deve decidere che fare con la propria salute.
E lo stesso per le vaccinazioni.

Consapevoli che comunque qualcuno si potrà arricchire e che potranno esserci efficacia e possibili effetti collaterali differenti da paziente a paziente.

L’equilibrio d’approccio in tal senso è difficile da raggiungere.

Ma è necessario per affrontare serenamente ed umanamente anche questo aspetto della vita”.

M.R.

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