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In questi giorni si sta svolgendo in Sardegna quella che è ritenuta la più grande esercitazione militare Nato degli ultimi 15 anni, e vedrà coinvolti gli spazi dei poligoni di Teulada, Capo Frasca e del Salto di Quirra.
Si chiama Operazione Trident Juncture che, assieme a Spagna e Portogallo, vede impegnata l’ Italia con le basi di Trapani e Napoli, e appunto le servitù della Sardegna.
Per cinque settimane (dal primo Ottobre al 6 Novembre, ma si è entrati nella fase più calda il 21 Ottobre con l’impiego dal vivo delle unità militari) dentro gli spazi militari dell’ Isola verranno esplosi missili anticarro Milan, Tow, Spike. Sul campo e in mare oltre 230 unità terrestri, aeree e navali e forze per le operazioni speciali di 30 paesi alleati e 7 partner, con 36 mila uomini impegnati in un grande gioco alla guerra tecnologica.
La militarizzazione del mediterraneo sarà impressionante. Ecco come la presenta la NATO.

Lo scopo principale dell’esercitazione dovrebbe essere la creazione di una forza di intervento rapido. Le ragioni dell’ok da Roma sempre le stesse: “Esigenze nazionali di difesa e addestramento”. Lo sguardo internazionale vira verso la Russia e le ingerenze in Siria e Ucraina. Azioni di guerra indispensabili, si dice, per gli eserciti europei pronti ad intervenire nel pantano Libico e nella guerra civile in Siria. Nell’ambito del territorio regionale sardo oltre 30.000 ettari sono impegnati dal Demanio militare. Circa 13.000 ettari, gravati da servitù militari vere e proprie, vengono utilizzati per campane di sgombero durante le esercitazioni militari nei poligoni, in proprietà private o comunali.
Vasti tratti di mare sono permanentemente inibiti alla navigazione, e 80 Km di costa non sono accessibili per alcuna attività economico-turistica. Nelle zone demaniali e soggette servitù sono interdetti per la gran parte dell’anno le normali attività umane ed economiche.
In Sardegna sono dislocati tre poligoni di tiro, a Capo Teulada, a Capo Frasca e a Salto di Quirra. I poligoni di Perdasdefogu e Teulada sono i più vasti d’Europa.
Il dispiegamento di forze dell’ operazione Trident Juncture riapre lo scontro con la popolazione locale compatta sul linea del “No alle servitù militari”.
Le mobilitazioni dell’ultimo anno hanno indotto i vertici militari ad andare cauti nel divulgare informazioni sensibili.
“La Sardegna deve investire sulla bellezza del proprio territorio, sul sole e non sulle navi da guerra e sui cannoni”, hanno detto in coro gli antimilitaristi. Il concetto è stato ribadito il 31 Ottobre nel corteo  tenutosi a Cagliari e il 3 Novembre nel sit-in davanti al poligono di Teulada. Alla fine è successo: la tensione tra le forze dell’ordine e chi manifestava contro l’esercitazione Trident Juncture è salita, al punto da sfociare in uno scontro.
Nel primo pomeriggio di martedì 3 Novembre, le forze dell’ordine in assetto antisommossa hanno caricato gli antimilitaristi a Porto Pino, vicino al poligono militare di Teulada dove si stanno svolgendo le esercitazioni della Nato.
In mattinata si erano già avuti momenti di tensione quando gli attivisti delle varie associazioni erano stati fermati tra due blocchi di forze dell’ordine che impedivano a loro di proseguire verso la zona dove si svolgono le esercitazioni militari. Molti di questi erano riusciti ad aggirare le forze dell’ordine e a dirigersi, insieme a un altro migliaio di persone che manifestavano in modo del tutto pacifico, verso il poligono.
“Il Tridente Congiunto, avverte Mariella Cao, portavoce di Gettiamo le Basi, comitato di opposizione alle basi militari in Sardegna e nel mondo, colpirà la Sardegna con una quantità mai vista prima di missili all’amianto, al torio, all’uranio e la miriade di veleni bellici: piombo, mercurio, fosforo, tnt, rdx, octol, criolite, difenilammina, etilcentralite, solo per citarne alcuni. Il Tridente ci porterà, inevitabilmente, la crescita della devastazione ambientale, di leucemie, tumori e malformazioni genetiche, eredità di oltre sessant’anni di perenni addestramenti di morte”.
Già nel Gennaio 2011 in seguito alla pubblicazione di una relazione dell’ Asl di Cagliari sullo sproporzionato aumento di casi di tumore fra gli allevatori della zona di Salto di Quirra e sulle gravi malformazioni colpiscono i loro animali, venne aperto un fascicolo contro ignoti dal procuratore capo di Lanusei, Domenico Fiordalisi. Si indagò per omicidio plurimo, omissione di atti di ufficio e inquinamento ambientale. Ma soprattutto si cercò la verità sul reale impatto per la popolazione e l’ambiente legati alla presenza del centro militare dove esercito italiano e aziende private collaudano armamenti, mezzi e dispositivi utilizzati in diverse guerre del pianeta.
Dopo anni di infruttuosi dibattiti e di incertezze sui casi relativi alla “Sindrome di Quirra”, per il verificarsi di numerosi casi di malformazioni di animali che stanziavano nelle adiacenze del Poligono Sperimentale e di Addestramento Interforze (PISQ) del Salto di Quirra a Perdasdefogu, il procuratore capo Domenico Fiordalisi ha condotto la prima inchiesta per disastro ambientale all’interno di un Poligono Militare, scoprendo anomale quantità di torio radioattivo nelle ossa di dodici pastori morti per leucemie.
Nella stessa indagine, ha portato alla luce, nella zona di Is Pibiris (Perdasdefogu), una discarica della superficie di circa un ettaro, profonda da tre a cinque metri, piena di rifiuti militari pericolosi ed ha fatto bonificare l’intera area, eliminando così una sicura fonte di pericolo per la salute di chi abita a valle.
Ha provato altresì l’avvenuta esplosione di 1200 missili che avevano disperso il torio ed ha dimostrato che, dal 1986 al 2008, nel Poligono Militare, erano state smaltite nello stessa area tutte le bombe e munizioni obsolete degli arsenali italiani dell’ Aeronautica Militare, senza cautele per la salute di civili e militari, non lontano dalle sorgenti degli acquedotti di Quirra e Escalaplano. Ha ottenuto il sequestro preventivo dell’intero Poligono interforze che successivamente è stato bonificato e messo in sicurezza. Il 10 luglio 2014 ha ottenuto il rinvio a giudizio di 8 generali dell’ Aeronautica Militare.
Ma di questo, come dell’ operazione Trident Juncture, poco o niente si è saputo.

Kurtis Blythe

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