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Tanti sono i conflitti in corso al giorno d’ oggi sul nostro pianeta. Pochi sono purtroppo quelli che di cui i media parlano, mentre la maggior parte non trovano la giusta risonanza e sono dimenticati semplicemente perché ritenuti a livello economico o geopolitico poco interessanti.
I “piccoli” conflitti dimenticati continuano a mietere vittime, lontani dalle telecamere e nell’indifferenza del “mondo civilizzato”. Non c’è solo l’ Iraq o il Medio Oriente, dunque, ma c’è tutto un mondo parallelo e inquietante ignorato dai media e quindi pressoché sconosciuto all’ opinione pubblica. Ci sono zone della terra dove guerre e genocidi sono all’ ordine del giorno, dove i caschi blu non possono nulla e la soluzione sembra non arrivare mai.
Al di là della loro lontananza geografica, questi conflitti presentano varie caratteristiche geopolitiche che permettono di catalogarli in due grandi categorie.
La prima è costituita da conflitti di lunga data che coinvolgono Stati che furono poco o niente affatto colonizzati, come la Birmania, lo Yemen, la Liberia, la Sierra Leone, l’ Afghanistan, il Sudan, la Somalia; Stati nei quali la resistenza agli occidentali è stata tanto tenace da rendere a volte la colonizzazione precaria e tardiva e ha cementato un contratto sociale arcaico.
La seconda categoria di conflitti, più recente, è costituita dalle cosiddette “crisi da fine impero”: ieri la fine gli imperi coloniali francese, olandese, portoghese e britannico, oggi la fine dell’impero sovietico che controllava numerose nazioni non solo in Europa orientale, ma in tutto il mondo. Cessato un vecchio equilibrio (sia pure sotto una forma di dominio coloniale), spesso passa per la violenza la ricerca di un nuovo equilibrio.
Nelle risoluzioni dell’ ONU o nei comunicati ufficiali delle grandi potenze viene espressa viva preoccupazione per la situazione di qualcuno dei Paesi citati. Tuttavia, ognuno torna poi ad occuparsi dei propri affari.
Gli attori di queste crisi, i signori della guerra locali, sono ormai autonomi, guidati non più da una strategia politica unificata, ma da microstrategie, e stringono alleanze di circostanza, imprevedibili.
Ciò non toglie che in quegli scenari violenti trovino occasione di speculazione anche protagonisti occidentali: imprese legali e illegali o trafficanti di importanza mondiale, che hanno interessi nella regione (produttori di diamanti, compagnie petrolifere…); i mercenari sempre pronti a sfruttare la situazione.
Le grandi potenze si limitano a volgere altrove lo sguardo e queste crisi, definite a bassa intensità poiché non minacciano la pace mondiale, permangono, e per molte di loro anche internet tace.
Anche la maggior parte dell’ opinione pubblica “pacifista”, spesso, quando non sono protagonisti gli Stati Uniti e Israele, tace. Forse vien meno il comodo schema per cui la violenza è frutto soltanto dello sfruttamento capitalista e della cultura occidentale imperialista. Magari le cose fossero così semplici!
Mentre le situazioni in Siria, Iraq e Ucraina riscuotono l’interesse dei mezzi d’informazione occidentali, anche se molte volte gli stessi mezzi di informazione utilizzano, modificano e manipolano a loro piacimento le notizie anche su questi conflitti, sono una trentina le altre guerre di cui si parla pochissimo e che, in assenza di interventi, continueranno a colpire ed uccidere milioni di persone.
Eccone una lista:

AFRICA:
(27 Stati e 187 tra milizie-guerrigliere, gruppi separatisti e gruppi anarchici coinvolti)
Punti Caldi: Egitto (guerra contro militanti islamici ramo Stato Islamico) circa 130 vittime, Libia (guerra civile in corso) circa 3.000 vittime e 400.000 sfollati all’ interno del paese, Mali (scontri tra esercito e gruppi ribelli) il numero delle vittime secondo Amnesty International non è stimabile, secondo l’ agenzia dell’ ONU per i rifugiati (UNHCR) oltre 475.000 persone sono state sfollate, Nigeria (guerra contro i militanti islamici) dal 1999 ad oggi circa 11.000 persone sono morte, Repubblica Centrafricana (spesso avvengono scontri armati tra musulmani e cristiani) oltre 5.000 vittime ed oltre 800.000 persone costrette a fuggire dalle loro case, Repubblica Democratica del Congo (guerra contro i gruppi ribelli) dal 1999 ad oggi più di 50.000 persone sono state uccise nel conflitto, Somalia (guerra contro i militanti islamici di al-Shabaab) dall’ inizio del conflitto, nel 1991, si stima che le vittime siano state 500.000, Sudan (guerra contro i gruppi ribelli nel Darfur) si contano ormai 400.000 morti, più di 2 milioni di sfollati interni e 300 mila rifugiati all’estero, su 6 milioni di abitanti, Sud Sudan (guerra civile) un conflitto etnico che ha già fatto 50.000 morti.

ASIA:
(16 Stati e 151 tra milizie-guerriglieri, gruppi separatisti e gruppi anarchici coinvolti)
Punti Caldi: Afghanistan (guerra contro i militanti islamici) dal 2001 circa 50.000 morti (quasi 2 .000 soldati Nato, almeno 27.000 guerriglieri, 14.000 civili e 7.000 militari afgani),
Birmania-Myanmar (guerra contro i gruppi ribelli) più di 3.000 vittime, tra uccisi e mutilati, solo dal 1999 al 2013, si contano anche almeno 500.000 rifugiati interni e oltre 130.000 persone sono finite nei campi profughi disseminati nella vicina Thailandia, Filippine (guerra contro i militanti islamici) secondo le Nazioni Unite, il conteggio dei morti ha superato il milione, mentre i profughi sono più di quattro milioni, Pakistan (guerra contro i militanti islamici) negli ultimi 10 anni circa 55 mila persone sono morte a causa della guerra, Thailandia (colpo di Stato dell’esercito Maggio 2014)

EUROPA:
(9 Stati e 75 tra milizie-guerriglieri, gruppi separatisti e gruppi anarchici coinvolti)
Punti Caldi: Cecenia: si è stimato che le due guerre cecene hanno prodotto in tutto tra i 150.000 – 200.000 morti civili, Daghestan (guerra contro i militanti islamici), Ucraina (Secessione dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk e dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk) circa 10.000 vittime.

MEDIO ORIENTE:
(8 Stati e 218 tra milizie-guerriglieri, gruppi separatisti e gruppi anarchici coinvolti)
Punti Caldi: Iraq (guerra contro i militanti islamici dello Stato Islamico) dall’ inizio dell’ insurrezione circa 22.000 vittime, Israele (conflitto israelo-palestinese) ha causato nel tempo oltre 20.000 vittime. Siria (guerra civile) oltre 250.000 vittime, Yemen (guerra contro e tra i militanti islamici) 2.000 morti, 8.000 feriti e 16 milioni di persone senza più accesso all’ acqua potabile.

AMERICHE:
(5 Stati e 25 tra cartelli della droga, milizie-guerrigliere, gruppi separatisti e gruppi anarchici coinvolti)
Punti Caldi: Colombia (guerra contro i gruppi ribelli) secondo Unidad de Victimas, ente governativo di attenzione e risarcimento delle vittime, le vittime hanno raggiunto il terrificante numero di 6.043.473, Messico (guerra contro i gruppi del narcotraffico) la cifra totale delle vittime supera i 100.000 morti in otto anni e mezzo di conflitto, ma i calcoli della stampa specializzata, basati sul raffronto di più fonti ufficiali, parlano di una tragedia umanitaria difficilmente calcolabile. 

Dovremmo a volte fermarci e riflettere un attimo. Il fatto che una cosa non ci venga detta o ci venga addirittura tenuta nascosta, non significa che non esista. Quello che possiamo fare in questo caso è cercare di guardare un po’ al di fuori del “nostro piccolo mondo”. Informarci e non assorbire passivamente. Staccare la spina della lavatrice massmediatica che ha lo scopo di farci il lavaggio del cervello. Non è cosa sicuramente facile, ma il solo sforzo di farlo ci può aprire la mente e predisporci ad un atteggiamento empatico.

Kurtis Blythe

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