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Il  24 novembre 2015 è iniziato nei tribunali vaticani il processo ai due giornalisti italiani Nuzzi e Fittipaldi, rei, secondo il vaticano, di aver acquisito e divulgato documenti segreti. Oltre ai due giornalisti italiani sono finiti al processo tre persone appartenenti alla santa sede, monsignor Vallejo Balda, Chaouqui e Maio accusati di aver formato “un sodalizio criminale organizzato, allo scopo di commettere più delitti di divulgazione di notizie e documenti concernenti gli interessi fondamentali della Santa Sede e dello Stato”. L’ accusa nei confronti dei due giornalisti è invece quella di essersi “illegittimamente procurati” e successivamente di aver “rivelato notizie e documenti concernenti gli interessi fondamentali della Santa Sede e dello Stato”.

Fittipaldi, che oggi si è presentato con Nuzzi all’udienza, ha rilasciato una dichiarazione volontaria ai giudici di cui riportiamo un estratto:

“Nel mio Paese, d’altronde, la condotta che qui mi addebitate non sarebbe penalmente perseguibile, non essendomi contestato in alcun modo di aver pubblicato notizie false o diffamatorie, ma semplicemente di aver pubblicato notizie: attività protetta e garantita dalla Costituzione italiana, dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”.

I giudici, dopo 43 minuti di camera di consiglio, hanno respinto l’istanza di Fittipaldi, che aveva chiesto la nullità, e quella di monsignor Vallejo Balda, che aveva chiesto, invece, più tempo per la difesa, essendogli stato assegnato un avvocato d’ufficio solo la sera prima e quindi non avendo avuto il tempo tecnico di preparare la difesa. Ai cinque imputati sono stati affidati avvocati d’ufficio iscritti presso il Tribunale vaticano.

Il Tribunale vaticano respinto l’eccezione di nullità del capo d’imputazione e del decreto di citazione a giudizio, presentata dall’avvocato Lucia Musso, difensore di Emiliano Fittipaldi, per la mancata enunciazione dei fatti contestati per il reato previsto dall’articolo 116 bis del Codice Penale, se non in una forma astratta, mettendo quindi l’ accusato nell’ impossibilità di comprendere a quali atti, documenti o notizie divulgate ci si stia riferendo. “Fittipaldi non è nella condizione di comprendere la contestazione e quindi di difendersi”, ha sostenuto la legale, a causa della “mancata enunciazione del fatto illecito contestato”.

Il processo riprenderà il lunedì 30 novembre con udienze giornaliere.

Tutti questi avvenimenti ci hanno lasciato perplessi, sopratutto se paragoniamo quanto in questo articolo esposto alle parole del papa, che durante il suo pontificato ha ripetuto più volte la necessità di pulizia e trasparenza all’interno della chiesa; non per ultimo proprio in questi giorni il pontefice ha più volte ripetuto: “NON UTILIZZARE LA VIOLENZA IN NOME DI DIO”.

Allora ci chiediamo:

-non è violenza nascondere gli scandali all’ interno del vaticano?

-non è violenza la pedofilia all’interno della chiesa?

-non è una forma di violenza il fatto che lo IOR appoggi economicamente  la produzione di armamenti?

-non è violenza (in nome di dio) processare giornalisti che divulgano scandali del vaticano?

-non è violenza non riconoscere le coppie omosessuali?

-non è violenza professare umiltà in nome di dio ed arricchirsi, come hanno fatto alcuni personaggi appartenenti al vaticano, protagonisti delle cronache di questi giorni?

-non è violenza secretare documenti di scandali (penalmente perseguibili) che riguardano la chiesa e che di riflesso milioni di credenti e non?

Fonti: Il fatto quotidiano, Repubblica

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