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Se si chiede alla persona media quanti generi ci sono, la risposta sarà – quasi sempre – “due”. Maschile e femminile. XY e XX.
Se si chiede cosa significhino “intersex” e “intersessuale” in tutta risposta avremo uno sguardo sbigottito, confuso. Forse qualcuno penserà ai transessuali.
Eppure si stima che una persona su 2000 abbia una qualche forma di intersessualità.

Intersex non è una questione di orientamento sessuale o di identità di genere: le persone intersex possono avere qualunque orientamento sessuale o sentirsi maschi, femmine, intersex o niente.
Viene definito “intersex” chiunque sia nato con genitali ambigui, che non sottostanno alla definizione tipica e meramente binaria e stereotipica di maschile e femminile. Ci sono moltissime cause differenti: genetiche, ormonali, o semplicemente fisiche. Con intersessuale si intende quello che in biologia – per quanto riguarda le piante, per esempio – viene chiamato ermafrodita.
Una variazione nei cromosomi – qualunque cosa che non sia semplicemente XY (maschio) o XX (femmina) – comporta una forma di intersessualità.
Uno sviluppo fisico “diverso” dalla “norma” – per esempio, un neonato che fisicamente sembra una femmina, ma la sua anatomia interna è maschile, o viceversa. Può essere qualcuno i cui genitali sono ambigui, una bambina con un clitoride estremamente grande o senza un’apertura vaginale, o un bambino con un pene estremamente piccolo o uno scroto diviso che ricorda piuttosto le grandi labbra.

Si stima che, alla nascita o nei mesi successivi ad essa, uno o due bambini su 1000 vengano sottoposti a operazioni per “normalizzare” i loro genitali. Questo viene fatto in modo arbitrario: a seconda di ciò che il medico decide che è più facile da riprodurre viene ricostruito un apparato riproduttivo “normale”. A quelle che sono destinate ad essere femminucce, viene asportato il clitoride/pene, e viene aperta o allargata la vagina. A quelli che sono destinati ad essere maschietti viene chiusa la vagina, se ce l’hanno, e vengono rimodellati scroto ed uretra.
Ai genitori viene quasi sempre consigliato di operare, e, in certi casi, i medici lo fanno senza nemmeno chiedere il parere dei neo-genitori. In molti casi sono i genitori stessi, turbati dall’aspetto di quei genitali “anomali”, a richiedere che qualcosa venga fatto per “normalizzare” i neonati, possibilmente il prima possibile.
Operare però viene visto solamente dal punto di vista della società. Il regime binario in cui viviamo non tiene conto dei corpi che vengono torturati dal bisturi. Si pensa “Operiamo per rendere questo corpo conforme alla norma”, non al fatto che quel corpo, da adulto, porterà comunque cicatrici e segni (di cui la persona si vergognerà), e che spesso non potrà provare piacere non avendo più i tessuti necessari a poterlo fare. Non si pensa veramente al benessere di quel neonato, solo a dare un senso di sollievo ai genitori e alla società.

Spesso, poi, le persone intersex crescono senza sapere di essere intersessuali. Molti dei bambini che sono stati operati lo scoprono solamente da adulti o da adolescenti, quando iniziano ad esplorare il proprio corpo. Altri subiscono continue operazioni per poter adeguare la loro anatomia al sistema binario, e crescono tra un ospedale e l’altro senza che venga spiegato loro cosa non va in loro. In alcuni Paesi “civili” è anche molto difficile poter accedere alle proprie cartelle cliniche, o quantomeno a quelle integrali, poiché vengono alterate, e al paziente viene consegnata solo la copia “corretta” e priva di riferimenti all’intersessualità.

Questa è una forma di censura che nasce dalla stigmatizzazione da parte della società di ciò che è diverso. “Diverso” non è concesso.
Tanto più, che negli anni ’60 lo psicologo John Money ha iniziato uno studio – rivelatosi poi essere un clamoroso fallimento – partendo dall’idea che non è la Natura a decidere il genere bensì il modo in cui si viene cresciuti.
Money aveva iniziato uno studio su due gemelli omozigoti, maschi XY. Durante la circoncisione uno dei due aveva subito gravi bruciature, quindi all’età di 22 mesi era stato operato e reso una femmina. Secondo Money semplicemente non dire mai niente di quanto accaduto e crescere il bambino come se fosse sempre stato una bambina avrebbe dovuto essere sufficiente a renderla una bambina.
Money ha mentito al mondo scientifico per anni, pur sapendo – e poi venendo smascherato da un collega – che la bambina non si era mai sentita tale, e anzi, in età adulta aveva seguito un percorso di cambio del sesso per poter essere un uomo.
Nonostante questo, nonostante le prove che è la Natura che decide cosa una persona realmente è, le operazioni sui neonati intersex continuano a tutt’oggi.

In alcuni casi l’intersessualità non si vede alla nascita. A volte le persone scoprono di essere intersex durante la pubertà o quando fanno dei controlli perché vorrebbero un figlio ma sono sterili. A volte non lo scoprono mai (ma sono stati rilevati casi durante autopsie).
Ci sono, quindi, moltissimi tipi diversi di intersessualità. Eppure gli intersessuali sono un popolo invisibile.
Anche per questo motivo alcuni bambini intersex hanno subito violenze o discriminazioni, dal bullismo perché fisicamente non erano come gli altri (cambiarsi in uno spogliatoio può essere umiliante e pericoloso) agli abusi sessuali.
Tutto questo nasce dal fatto che si prova vergogna per essere diversi, è un argomento di cui nemmeno i genitori parlano. I bambini intersex vengono tenuti all’oscuro della loro condizione, e imparano a loro volta a non parlarne.
E visto che non se ne parla la curiosità morbosa del prossimo, insieme alla sua cattiveria, possono creare molti danni.

Intersex, quindi, è una categoria sociale che serve a comprendere qualunque variazione biologica. Tra il rosa e l’azzurro ci possono essere moltissime sfumature di colore, così come il corpo umano può avere tutta una serie di cromosomi diversi “dalla norma”, e fenotipi (tipi fisici) differenti. La Natura non decide esattamente cosa può essere definito intersessuale, nello spettro che sta tra maschile e femminile. Sono le persone a deciderlo. Sono i medici a decidere se un pene è troppo piccolo per essere chiamato tale, se un clitoride è troppo grande, o cosa va “rimodellato” per poter essere socialmente accettato.
Esiste un “Phall-o-Meter”, una scala metrica per decidere le “giuste” dimensioni del clitoride o del pene di un neonato. Questa scala dice che un pene accettabile per un maschio, alla nascita, è lungo tra i 2.5 e i 4.5 cm. Per una femmina il clitoride non può essere più grande di 1 cm. Qualunque cosa stia tra 1 cm e 2.5 cm non è accettabile in nessuno dei due generi.

Ancora oggi – epoca in cui si parla di omosessualità e transessualità – di intersessualità non si sente parlare. Si combattono però battaglie legali per fermare le operazioni coatte sui corpi dei neonati per adeguarli al sistema binario, e in alcuni Stati* è stata riconosciuta l’esistenza di un “terzo genere” o dell’intersessualità, anche come possibilità da inserire sul passaporto e su altri documenti ufficiali.

*Nepal, Pakistan, India, Bangladesh, Malta, Australia, Nuova Zelanda, Germania

A.K.

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