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E’ sicuramente importante, per cercare di capire la situazione siriana attuale, fare un passo indietro di qualche anno ed analizzare il rapporto di Damasco con gli Stati Uniti.
Già nel 2003, con sfondo la seconda Guerra del Golfo, le relazioni tra i due paesi erano in rotta di collisione. A confermare questo furono le dichiarazioni, da una parte e dall’ altra, che rivelavano una situazione di frizione e potenzialmente esplosiva.
Nell’ Ottobre 2003 Bushra Kanafani, portavoce del ministro degli esteri siriano dichiarava: “Le relazioni tra Siria ed America sono peggiorate negli ultimi anni”. Più pesanti le dichiarazioni del ministro degli esteri Farouk al-Sharaa che definì l’ amministrazione Bush come “la più violenta e la più stupida”.
Sull’ altro fronte i diplomatici americani furono ugualmente diretti e brutali. Ari Fleischer, portavoce della Casa Bianca durante l’ amministrazione George W. Bush definì la Siria come “uno stato canaglia”, mentre un altro funzionario della stessa amministrazione affermò che la Siria si stava “comportando male” e che insieme a Libia e Cuba veniva considerata, e siamo nel 2004, la “nuova leva dell’ asse del male”.
Gli stessi diplomatici americani affermarono che ci doveva essere un “cambio di regime in Siria” ed indicarono questa nazione come il successivo obiettivo di attacco e conquista degli Stati Uniti, nell’ intento di rovesciare il regime baathista di Bashar al-Assad ed istituire un nuovo sistema “democratico” a Damasco.

La situazione tra i due paesi non è sicuramente mutata negli ultimi anni ed un cambio di regime, come appare evidente, sembra ancora una delle priorità del governo statunitense.
Il problema per l’ America, allora come oggi, era come perseguire questo fine. Un attacco diretto dell’ esercito americano alla Siria, oltre ad avere pesanti ripercussioni sulle risorse economiche del paese e ad esporre le truppe ad una crescente attività di guerriglia, potrebbe danneggiare gravemente gli interessi e l’ immagine degli Stati Uniti nella maggior parte delle nazioni arabe e musulmane, molte delle quali già considerano il governo di Washington un’ ostile potenza neoimperialista.
Quindi gli Stati Uniti, con l’ aiuto in particolare della Turchia e dell’ Arabia Saudita, hanno proceduto, come più volte dichiarato da membri del suo stesso governo, al finanziamento di gruppi armati che si potessero contrapporre al governo baathista di Assad.
Tra questi gruppi c’ è anche il famigerato ISIS o Stato Islamico, il gruppo terroristico ed islamista attivo in Siria ed Iraq, che nel 2014 ha unilateralmente proclamato la nascita di un califfato nei territori caduti sotto il suo controllo.
Da più di due anni l’ ISIS combatte nella guerra civile siriana contro il presidente sciita Bashar al Assad. E’ un’organizzazione molto particolare: definisce se stessa come “stato” e non come “gruppo”. Ma da dove viene l’ ISIS? Ormai è chiaro che è una creatura occidentale sfuggita al controllo.
Qualcuno potrebbe obiettare che si tratti della solita teoria del complotto elaborata per screditare il mostro americano e l’Occidente in generale.
In realtà, le fonti ci sono e sono tante. La più autorevole è certamente la voce di Joe Biden, vice-presidente degli Stati Uniti. In un discorso tenuto all’ Università di Harvard, in Massachusetts, Biden ha accusato i paesi alleati Usa nel Golfo, Turchia, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e Qatar, di non fare abbastanza per combattere ISIS e, peggio, di essere loro i finanziatori del gruppo che ha preso il posto di Al-Qaeda.

Basta rileggere la trascrizione di un programma andato in onda sulla CNN pochi giorni dopo, il 7 ottobre 2014, in cui il vice presidente conferma quanto dichiarato ad Harvard. Biden dice: “Hanno fatto piovere centinaia di  milioni di dollari e decine di migliaia di tonnellate di armi nelle mani di chiunque fosse in grado di combattere contro Assad, peccato che chi ha ricevuto i rifornimenti erano al Qaeda e le frange estremiste della Jihad provenienti da altre parti del mondo”.

Rand Paul, senatore, non-intervenzionista, è sicuro che dietro l’ascesa dell’ ISIS ci siano gli americani, anzi, “un paio di  repubblicani esperti di affari esteri”, Lindsey Graham e John McCain (quest’ultimo sconfitto da Obama nel 2008 e oggi guerrafondaio n.1). “ISIS è sempre più forte perché i falchi nel nostro partito hanno fornito indiscriminatamente armi agli estremisti”, ha detto a Morning Joe, un talk show su MSNBC, il senatore. “Volevano far fuori Assad e bombardare la Siria. Sono stati loro a creare questa gente”. E poi: “Tutto quel che i falchi hanno fatto e detto in politica estera negli ultimi 20 anni riguardo a Iraq, Siria e Libia, lo hanno sempre sbagliato”.
Un’ inattesa conferma del finanziamento degli USA ai ribelli dell’ ISIS arriva dal gruppo conservatore americano “Judicial Watch” che ha reso pubblico un rapporto “top secret” della DIA (Defense Intelligence Agency), i servizi segreti del Pentagono. Nel documento, datato 12 agosto 2012, la DIA prevede e convalida la creazione di uno Stato islamico per sbarazzarsi del presidente siriano Bashar al-Assad, la cui dittatura, comunque non lo dimentichiamo, ha causato oltre 200.000 vittime nella guerra civile siriana.
Ancora John McCain, in un’ intervista rilasciata a FOX News dice: “Il team per la sicurezza nazionale della Casa Bianca ha consigliato di armare l’ ISIS”.
Insomma, più che la solita teoria del complotto, sembra la solita triste storia che molte volte caratterizza la politica estera degli Stati Uniti.
La realtà è che l’ America ed i suoi alleati, desiderosi di rovesciare lo sgradito presidente siriano Assad, hanno iniziato ad armare le milizie islamiche locali antigovernative, presentati dai media come giovani non violenti in lotta per democrazia e diritti umani. In realtà, come dimostrato dai fatti, si trattava delle frange più sanguinarie dello jihaidismo siriano e non solo (in nome della guerra santa contro il laico Assad giungono in Siria migliaia di integralisti dal resto del medio oriente e dalle comunità islamiche in occidente). Tra queste milizie c’ era appunto l’ ISIS, che è cresciuto e si è sviluppato grazie al supporto economico, diplomatico e militare anche di Washington. L’ ISIS si è espanso a macchia d’olio assumendo il controllo della frontiera con l’ Iraq, fino ad iniziare ad operare all’interno dello stato confinante, dove si è guadagnato un consistente supporto tra la popolazione sunnita ed ha iniziato una guerriglia contro il governo del primo ministro Al-Maliki.
E’ ipocrita che chi ha creato l’ ISIS, oggi inorridisca davanti alle immagini di decapitazioni e delle gesta disumane dei miliziani dello Stato Islamico.

La soluzione al terrorismo non è l’ azione militare. La soluzione è che l’ occidente smetta di armare e finanziare i terroristi.

Una riflessione su quello che nel 2004 era considerato dal governo americano la “nuova leva dell’ asse del male”.
Ad oggi, la Libia è stata “conquistata”, Cuba, anche se non con l’ uso delle armi, è ormai caduta ai piedi dell’ America ed è ormai in via di occidentalizzazione. Per quanto riguarda la Siria…ci si sta lavorando.
Oggi nell’ asse del male Libia e Cuba sono state sostituite da Korea del Nord ed Iran.
Il cattivo spesso è una creazione del buono, vero o presunto che sia.

Kurtis Blythe

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