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Vi proponiamo un articolo del 2014..

Una sentenza storica del tribunale di Ferrara condanna il Ministero della Salute a indennizzare la famiglia di Francesco Finessi, un alpino morto a soli 22 anni per una terribile malattia causata da troppi vaccini, somministrati in maniera errata.

Il Ministero della Salute è stato condannato dal Tribunale di primo grado di Ferrara, a indennizzare la famiglia di Francesco Finessi, un ragazzo, giovane leva negli alpini, morto a soli 22 anni a causa di un’overdose di vaccini, troppi e troppo serrati, che gli avrebbero azzerato il sistema immunitario, scatenando una terribile malattia: il linfoma non Hodgkin.

Undici anni di battaglie per ottenere un indennizzo di circa 150 mila euro, che non restituirà di sicuro alla famiglia il calore del proprio figlio, ma che segna un passaggio importante su una vicenda da sempre taciuta e che coinvolge più persone di quante se ne possa pensare. La sentenza emessa dal giudice Alessandra De Curtis di Ferrara, infatti, crea un precedente atteso da tanti: migliaia di persone, secondo le associazioni di familiari. Il numero preciso non si conosce, visto che fino ad oggi i Ministeri di Salute e Difesa non avevano nemmeno riconosciuto il nesso causale tra il cancro e la somministrazione errata del prodotto medico.

La tragica storia ha inizio nel 2001, periodo in cui Francesco Finessi si trovava a svolgere il servizio di leva a Merano. Lì, racconta la madre del ragazzo a Rainews, iniziano ad essergli somministrati i primi vaccini il Morupal, il famoso trivalente (contro morbillo, parotite e rosolia) e il siero antitifo, il Neotyf: il primo ritirato dal commercio nel 2006, il secondo sospeso solo un anno più tardi, nel 2002, perché considerato dannoso. Ma c’è di più. Il medico sul libretto vaccinale – dice – al posto della data di somministrazione mette solo un asterisco incomprensibile”.

La madre di Francesco continua a ripercorrere i tragici eventi che hanno portato suo figlio ad ammalarsi: “Era il giorno del suo compleanno quando fece il secondo vaccino. Quando Francesco, finito il CAR, passa nella caserma di Belluno, l’ufficiale medico (Nicola Marchetti, condannato a 3 anni con la sentenza del 29 novembre 2013) non sapendo cosa volesse dire quell’asterisco chiama mio figlio,  solo lui di tutte le reclute, e gli fa ripetere il Neotyf, l’anti-tifo. Tutto questo a soli tre mesi dal congedo”.

Era il 2 aprile 2001. Dopo quel giorno Francesco Finessi inizia a stare male e comincia il suo calvario che, tra visite mediche e chemioterapie, lo porterà in meno di un anno a trovare la morte.

Il caso è stato aperto grazie ad alcune inchieste condotte da Repubblica, la prima a occuparsi della faccenda. Ci sono voluti undici anni di battaglie contro ministeri e case farmaceutiche affinché fossero riconosciute le responsabilità di istituzioni e persone coinvolte. La madre di Francesco, commossa, ha dichiarato al quotidiano: “Dopo più di 10 anni di battaglie e tanti, troppi ragazzi morti, tanti silenzi, dopo essere stati messi ai margini, addirittura minacciati, finalmente arriva una giustizia nella quale abbiamo sempre sperato. Ma questo non basta, avremo pace solamente quando anche il medico militare che ha somministrato male i vaccini a mio figlio e ad altri sarà condannato”.

Il capitano medico degli alpini, accusato di aver falsamente attestato, nei libretti sanitari di alcuni militari di leva, di aver eseguito le visite mediche necessarie  era stato condannato già a novembre a tre anni di carcere, dalla corte penale di Belluno. Iniziano a sciogliersi i nodi, fino ad adesso insoluti, inerenti a documentazioni carenti, libretti vaccinali incompleti o addirittura scomparsi, nomi di medici responsabili coperti da segreto. Ma non è ancora sufficiente. Secondo i genitori di Francesco, loro figlio è solo un nome di un elenco lunghissimo, formato da più di 3mila ragazzi, che è stato definito “strage dei militari”.

scritto: Agnese Tondelli

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