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“Il governo brasiliano ha violato la costituzione e il diritto internazionale per costruire alcune centrali idroelettriche nella regione amazzonica”. Chi parla è Ademir Kaba Munduruku, leader indigeno locale, che punta il dito contro la diga di “Belo Monte”.
I lavori della controversa diga di Belo Monte, sul fiume Xingu in Brasile, stanno procedendo velocemente. Circa 25mila persone lavorano giorno e notte per far sì che entro il 2015 la centrale idroelettrica possa iniziare a produrre elettricità a pieno ritmo.
I leaders delle popolazioni che vivono nella zona dove è situata la diga hanno accusato il governo di non aver consultato le comunità indigene che vivono nella foresta amazzonica prima di avviare la costruzione della diga di Belo Monte, la terza più grande al mondo dopo quella cinese delle Tre gole e quella di Taipu, al confine tra Brasile e Paraguay. L’ infrastruttura sorge nella regione di Altamira dello stato di Parà, nel nord del Brasile.
La consultazione dei gruppi indigeni non solo è prevista dalla Costituzione del paese, ma anche dalla Convenzione 169 dell’ Organizzazione internazionale del lavoro e dalla Dichiarazioni dei diritti dei popoli indigeni delle Nazioni Unite, controfirmata dal Brasile.
Nonostante le proteste, i lavori di completamento della diga di Belo Monte sono andati avanti: ormai la struttura è al 77 per cento.
Le associazioni ambientaliste e alcune comunità indigene hanno cercato di ostacolare la costruzione della diga. L’ organizzazione ecologista Amazon Watch spiega che il complesso devia l’ 80 per cento del corso del fiume Xingu, devastando un’ area di 1.500 chilometri quadrati di foresta pluviale brasiliana e ha causato lo sfollamento di oltre 40.000 persone. Inoltre, l’ enorme cantiere ha attirato migliaia di lavoratori e migranti, cambiando il volto di una regione incontaminata: la prostituzione e la criminalità sono dilagate nell’ intera zona, e le comunità locali si sono divise e sono entrate in conflitto tra loro. Gli attivisti sottolineano anche i danni provocati all’ ambiente: l’acqua del fiume è stata inquinata, mettendo a rischio la biodiversità dell’ecosistema e la stessa alimentazione dei popoli indigeni.
Il quotidiano francese Le Monde ha realizzato un’ inchiesta e un reportage fotografico piuttosto duro sul più grande progetto energetico messo in piedi da Norte Energia e dal governo della presidente Dilma Rousseff che, per realizzarla, ha investito oltre di 10 miliardi di euro. Un reportage che mostra l’ impatto dell’ opera sull’ habitat e sulla biodiversità. Lo sbarramento principale è largo 3,5 chilometri, il canale artificiale è lungo 20 chilometri e la sua capacità è di 516 chilometri cubi di acqua che devono alimentare 18 turbine entro i prossimi cinque anni.
Le decine di ricorsi depositati dalle organizzazioni non governative e dalle associazioni ambientaliste che difendono le comunità indigene non sono serviti a nulla se non ad allungare i tempi previsti inizialmente dal governo brasiliano.
L’ opinione pubblica brasiliana è divisa: da una parte rimangono quelli soddisfatti perché pensano che il Brasile, settima economia mondiale, ha bisogno di continuare a crescere per creare nuovi posti di lavoro e per  eliminare la povertà. Dall’ altra ci sono coloro che ritengono inaccettabile il costo pagato dalle migliaia di persone che da secoli abitano le rive del bacino amazonico del fiume Xingu. Un’area fondamentale per il benessere del continente sudamericano e uno dei polmoni del pianeta.

“Il mondo deve sapere cosa sta succedendo qui, devono capire che distruggere le foreste e le comunità indigene significa distruggere il mondo”
(Raoni Metyktire, capo della tribù Kayapó)

 

Le Monde – Belo Monte, le barrage géant du Brésil qui a vaincu les Indiens

Le Monde – Sur le chantier du barrage de Belo Monte

Survival – Scrivi una lettera per i popoli colpiti dalla diga Belo Monte

Amazon Watch – Sign Petition asking President Dilma Rousseff to take leadership on truly clean energy

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