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fonte: rinnovabili.it

 Per i comuni italiani il 2015 è stato un anno da “codice rosso”. Questa l’amara conclusione di Mal’aria di città 2016, il dossier annuale di Legambiente sull’ inquinamento atmosferico ed acustico nei centri urbani. L’emergenza smog registrata a fine anno nella maggiori città del Bel Paese è stata infatti solo l’ultimo campanello d’allarme di una situazione più diffusa e complessa. Nel rapporto Legambiente evidenzia come il livelli di polveri sottili siano stati sforati già all’ inizio dello scorso anno: ad esempio Frosinone scalo, prima in classifica nel 2015, ha raggiunto il limite del 35° giorno di superamento il 16 febbraio scorso, Pavia e Torino, rispettivamente seconda e quinta in classifica, il 22 e il 27 febbraio e Milano il 10 marzo.

 

Le regioni dove si respira una Mal’aria

Anche a livello regionale, la situazione non è delle migliori: in Veneto il 92% delle centraline urbane monitorate ha superato il limite dei 35 giorni consentiti; (in particolare quelle di Padova, Rovigo, Treviso, Venezia, Verona e Vicenza), in Lombardia l’84% delle centraline urbane (tutte quelle di Milano, Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia, Como e Monza), in Piemonte l’82% delle stazioni di città (en plein per le centraline di Alessandria, Asti, Novara, Torino e Vercelli), il 75% delle centraline sia in Emilia-Romagna (Ferrara, Modena, Piacenza, Parma, Ravenna e Rimini) sia in Campania (Avellino, Benevento, Caserta e Salerno).

 

Il protocollo anti smog 

L’attenzione mediatica concessa all’inquinamento atmosferico lo scorso dicembre ha spinto il governo a redigere in fretta e furia il Protocollo anti smog, piano d’azione concordato dal ministero dell’ambiente con i rappresentanti di comuni e regioni. Tuttavia come ci ricorda Rossella Muroni, presidente nazionale di Legambiente, il protocollo “non è stato all’altezza del problema e il rischio è che si rincorra sempre l’emergenza senza arrivare a risultati concreti e di lunga durata”.

“L’emergenza smog difficilmente si potrà risolvere con interventi sporadici che di solito le amministrazioni propongono in fase d’emergenza tra targhe alterne, blocchi del traffico, mezzi pubblici gratis, come avviene attualmente in gran parte delle città italiane, e senza nessuna politica concreta e lungimirante”.

 

I danni alla salute dell’inquinamento atmosferico

Interventi spot legati a situazioni d’allarme non solo non sono risolutivi ma tendono anche a nascondere la questione più importante: lo smog che respiriamo ogni giorno sta procurando seri danni alla nostra salute: l’Italia detiene il record di morti per smog con 59.500 decessi prematuri per il PM 2,5, 3.300 per l’Ozono e 21.600 per gli NOx nel solo 2012 (Dati Agenzia Europea dell’ambiente). “Stime – aggiunge Legambiente – che potrebbero crescere esponenzialmente se come valori limite di riferimento per gli inquinanti si prendessero quelli consigliati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità”. In base a questi valori dell’OMS infatti, la percentuale di popolazione in ambiente urbano esposta a concentrazioni di polveri sottili dannose per la salute salirebbe dall’ attuale 12% a circa il 90%; per l’Ozono si passerebbe dall’ attuale 14-15% al 97-98%.

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