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Il 65% del territorio regionale sarà interessato dalle trivellazioni per la ricerca, estrazione e stoccaggio di idrocarburi. Basterebbe solo questo dato per provocare allarme in tutti noi, purtroppo l’analisi del progetto ci porta a considerazioni ancor più angosciose. Neanche il nostro mare sarà risparmiato poiché una lunga striscia di Adriatico che va dall’Emilia fino al Molise subirà lo stesso trattamento. Abbiamo parlato del nefando decreto Sblocca Italia ma era teoria, ora ne subiamo le conseguenze pratiche. Lo scempio della nostra terra e del nostro mare, la nostra incolumità e la nostra salute saranno determinati da questi brevi disposti dell’art. 38 del PoveraItalia: “le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilità, urgenti e indifferibili. I relativi titoli abilitativi comprendono pertanto la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’ esproprio dei beni in essa compresi…”. Come dire abbiamo deciso che qualcuno si arricchirà sfruttando le vostre risorse, producendo a voi e al vostro territorio il maggior danno possibile e voi non potrete recriminare alcunché, zitti e buoni. Ma lasciamo perdere la democrazia, valore dismesso, in disuso, obsoleto e di intralcio, parliamo di prassi.

L’Olanda ha il più grande giacimento di metano d’Europa attivo dal 1959, per molti decenni non ha dato problemi ma dal 2008 sono iniziati terremoti sempre più frequenti e di sempre maggiore intensità. Sono terremoti indotti dall’attività di estrazione e stoccaggio del gas, superficiali e quindi percepiti in maniera sensibile dalla popolazione e deleteri per le abitazioni – si calcolano centinaia di migliaia di case danneggiate -. Il sisma più significativo è stato del 3,6 della scala Richter, i danni stimati intorno ai 30 miliardi di euro. Il governo olandese, nel corso degli anni, ha riconosciuto la gravità della situazione e haridotto quasi ad un terzo l’attività di estrazione. Ma queste misure, sempre secondo il governo, non hanno allontanato la possibilità di altri eventi, perché? Ebbene, quando si estrae il gas o il petrolio, la sacca di roccia che lo conteneva si compatta provocando, col tempo, un abbassamento del “tetto” del suolo sovrastante e quindi i terremoti superficiali. Solo per dare un’idea di ciò che è avvenuto in quel Paese: nel 2013, anno di maggior estrazione del metano, i terremoti sono stati 119, il maggior numero mai raggiunto fino ad allora. L’Olanda è un paese a rischio terremoti naturali pari a 0, l’Italia un paese ad alto rischio, e noi molisani lo sappiamo molto bene. Mi sono dilungata sui terremoti perché è una delle conseguenze più visibili, immediatamente avvertibili, ma che dire del pericolo di contaminazione delle falde acquifere, e del rischio contaminazione da radiazioni? Per la ricerca nel sottosuolo, infatti, si adoperano sonde con un terminale radioattivo, e per ammissione delle stesse società di ricerca mineraria, durante l’anno lavorativo avviene un certo numero di questi “incidenti”. Alla stessa stregua e con la stessa leggerezza vengono trattati gli sversamenti di petrolio in mare, “episodi”. Ebbene sono casi, imprevisti, avvenimenti fortuiti che una volta in atto saranno davvero incidenti sulle nostre vite, sulla nostra salute, decideranno del nostro destino.

Continuiamo con la prassi, con il progetto di ricerca  idrocarburi “Santa Croce”, il perimetro interessato è di 87 Kmq, grosso modo un quadrato disarmonico intorno a Campobasso, paesi coinvolti Ferrazzano, Mirabello, Gildone, Vinchiaturo, Cerce, Sepino, Riccia, Ripalimosani ecc. Nella Sintesi non tecnica presentata dalla società Irminio srl è scritto che le operazioni di ricerca non saranno svolte all’interno di siti SIC/ZPS, sui tratturi, in prossimità di vincoli architettonici o archeologici, in prossimità di centri abitati o di ponti e gallerie, all’interno di oasi ed aree connesse, in prossimità di corsi d’acqua, laghi o sorgenti, in aree a rischio idrogeologico. Considerando l’area in oggetto la domanda viene da sé, dove mai potranno avviare queste ricerche? E allora, rispetteranno mai questi vincoli? Altrove non lo hanno fatto. Una nota sulle tecniche di indagine: verranno adoperati i vibroseis, grossi camion con piattaforme incorporate le quali emanano onde elastiche nel sottosuolo, e nei boschi più fitti saranno adoperate cariche esplosive. Quale effetto produrranno l’irraggiamento di onde nel sottosuolo e le vibrazioni derivanti dagli strumenti usati?

di Cristina Muccilli

fonte: lafonte2004.it

 

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