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La Shell non può essere processata nel Regno Unito per il devastante inquinamento petrolifero nel Delta del Niger. Lo ha stabilito l’Alta Corte di Londra rigettando due ricorsi collettivi presentati nella capitale contro il colosso anglo-olandese, da oltre 40mila nigeriani delle comunità Ogale e Bille. Per i giudici, che comunque hanno concesso ai querelanti la possibilità di presentare ricorso, sono i tribunali nigeriani il posto dove affrontare le cause contro la compagnia e la sua controllata, la Shell Petroleum Development Company of Nigeria.

La sentenza assesta un duro colpo agli attivisti che avevano sperato che il caso fornisse un precedente importante sul fronte delle competenze, spianando la strada ad altri processi contro le multinazionali con sede Uk per le loro azioni all’estero.

 

Il Delta del Niger è stato colpito in questi anni da una ripetuta serie sversamenti di petrolio fuoriusciti dagli oleodotti che attraversano la zona, che ne hanno avvelenando irrimediabilmente terre e bacini idrici. Nel 2011 le Nazioni Unite hanno confermato il disastro ambientale nigeriano ad opera delle ditte petrolifere – Shell in primisattraverso un rapporto che non lascia spazio a fraintendimenti. Solo nella comunità Ogale, la contaminazione delle acque sotterranee risulta esse 450 volte superiore al limite legale.

E quando quattro anni dopo, la squadra investigativa di Amnesty Internetional è tornata sul luogo del disastro, ha potuto toccare con mano che nulla era stato fatto per risanare il territorio dall’inquinamento. Ed è solo grazie all’azione dell’ONG che si è venuto a sapere di come la big oil abbia ripetutamente rilasciato false dichiarazioni sulla dimensione e sulle conseguenze delle fuoriuscite di idrocarburi. Secondo le stime elaborate dall’Onu, se mai s’inizierà il processo di risanamento, ci vorranno almeno 30 anni e un miliardo di dollari, per ripulire i danni di decenni di sversamenti di petrolio.

La società ha sempre negato la responsabilità, sostenendo che la questione sia legata a “problemi fondamentalmente nigeriani che dovrebbe essere ascoltati in una corte nigeriana.

 

Questa sentenza stabilisce un precedente pericoloso. Se dovesse essere confermata, i tribunali del Regno Unito avrebbero concesso alle società multinazionali con sede nel Regno Unito il via libera alla violazione dei diritti umani all’estero” spiega Joe Westby di Amnesty International. “Le comunità povere e in via di sviluppo e pagheranno il prezzo. Questo è un promemoria profondamente deprimente dell’impunità di cui godono le società potenti, e un duro colpo per altre comunità del Delta del Niger che sono ancora in attesa di giustizia”.

 

Le attese sono ora tutte rivolte al pronunciamento della Corte d’appello che potrebbe ribaltare la sentenza. Emere Godwin Bebe Okpabi, leader della comunità Ogale, ha dichiarato: “Shell è la Nigeria e la Nigeria è la Shell. Non si può mai, mai sconfiggere la Shell in un tribunale nigeriano. Siamo delusi da questo giudizio, ma non scoraggiati e siamo certi che, come nei Paesi Bassi, la corte d’appello sarà vedere le cose diversamente”. 

FONTE: rinnovabili.it

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